Un Nuovo Orizzonte per l’Insegnamento: Il Manifesto dei “Colloqui”

A Firenze, la scuola ha smesso di essere erogazione di contenuti per farsi scoperta del sé. Saba: non un Capitolo, ma un Interlocutore

L’esperienza dei nostri studenti ai “Colloqui Fiorentini” non è stata una semplice parentesi didattica, ma la dimostrazione che una nuova via per l’insegnamento è possibile: una didattica viva che trasforma l’ora di letteratura da dovere curricolare a evento esistenziale. Un vero modello di resistenza culturale e pedagogica.

Sotto la lente di ingrandimento di questa edizione: Umberto Saba incontrato come un interlocutore reale. Il dialogo con i suoi testi ha permesso di assumere una posizione umana fondata sull’apertura e sul confronto critico con il presente. Spesso incaselliamo gli autori nelle nostre categorie moderne, facendoli parlare a nostra immagine, o peggio l’ansia di arrivare a una conclusione, di archiviare un autore, di prendere un voto non ce li restituisce per ciò che sono. Il metodo sperimentato a Firenze propone l’opposto: “incontrare l’autore con umiltà”. Fare spazio a Saba ha significato per tutti fare silenzio dentro di sé affinché l’identità del poeta emergesse con forza.

In questo processo, la figura del docente è emersa nella sua centralità: non un semplice trasmettitore, ma un perno conoscitivo. Ad accompagnare i ragazzi in questo entusiasmante viaggio sono state le professoresse Francesca Mastrovito, Giuseppina Bossio e l’ex docente del Telesio Alessia Travo, già colonna storica di questa esperienza, resa possibile dallo sforzo organizzativo che ha visto partecipi anche i Prof. Tedesco, Domanico e Nimpo, convinti sostenitori della valenza formativa di un tale cammino.

Dalle loro testimonianze e da quelle dei ragazzi coinvolti è emerso il messaggio potente che in un’epoca di indignazione e rabbia, Saba riesce ancora a trasferire: la comprensione. Non giustifica il male della storia (le leggi razziali, la guerra), ma lo penetra con uno sguardo di verità. Usando una lingua “scabra ed essenziale” Saba chiama il dolore per nome per non restarne schiacciato. Attraverso questa “alchimia poetica”, il male diventa conoscenza, ovvero un “bene” conoscitivo.

“La fiducia resiste ancora, come foglia che non vuole cadere dal suo ramo.”

Questa similitudine è il cuore del messaggio: la fiducia non è un ottimismo ingenuo, ma una resistenza biologica. È una foglia fragile che, pur nel gelo della storia, non molla la presa sul ramo della vita. È un invito agli studenti a non cedere al nichilismo o al cinismo di chi vede nella cultura classica un peso morto.

L’accostamento tra Saba e i Sentieri interrotti di Heidegger ha poi elevato la riflessione a un livello filosofico superiore. Se la modernità spinge verso il “potere” e la “velocità” della tecnica, l’opera di questi autori è l’invito chiaro a camminare su un sentiero che si interrompe nel fittume del bosco, che all’apparenza non porta da nessuna parte “utile”, ma è l’unico che permette di trovarsi nel cuore dell’essere. È lì, nello stupore della sosta e nel silenzio che si attiva l’ascolto rispettoso del sé e dell’altro, da cui nasce la vera umanità. Contro la Conoscenza “Digestiva” il monito, indirizzato alle scuole presenti, ad un lavoro serio, in classe come nella vita, che per gli studenti si traduce in uno studio volontario e di senso. Una conoscenza non momentanea, ma “partecipativa”, che richiede volontà e costanza. Ieri Pasolini (momento della profezia e della denuncia), oggi Saba (la cura dell’umano che resiste), domani Manzoni (speranza nel cammino della storia e azione per un nuovo costruire nel mondo), una successione temporale che disegna un arco pedagogico e civile di straordinaria coerenza per i Colloqui Fiorentini, dalla denuncia della perdita dell’umano alla riscoperta della sua radice più profonda.

L’entusiasmo ha unito un gruppo eterogeneo di studenti provenienti da tutta Italia, che hanno saputo fare rete e imparare l’autonomia in una grande città come Firenze. La tre giorni ha permesso infatti di visitare alcuni dei luoghi più significativi della città rinascimentale, come le Cappelle Medicee e gli Uffizi.

A detta dei nostri studenti si è respirato un clima di gratitudine e profonda condivisione: “I docenti sono stati alunni e gli alunni docenti, sullo stesso piano nel confronto con autori che ci invitano a guardarci dentro senza scorciatoie”; “Abbiamo imparato che il dolore può essere opportunità e ogni parola un gioco serio per scoprire il mondo”;

Il confronto con la proposta dei Colloqui ha restituito a docenti e ragazzi quella “soddisfazione” che dà al proprio lavoro il gusto sperato: la bellezza di vedere il pensiero che si accende negli occhi dello studente. L’auspicio è che si raccolgano fattivamente i frutti di ciò che non vuole essere solo  una piacevole parentesi, ma l’inizio di un modo diverso di stare in classe e di essere onesti con sè stessi.

B. Marchio Ufficio Stampa