Mentre il primo gruppo di studenti delle classi 3C, 3D e 3ACam rientra a Cosenza, carichi di quella stanchezza felice che solo la scoperta sa regalare, un secondo contingente si prepara a varcare l’Adriatico. Per un liceo classico, il viaggio d’istruzione in Grecia non è una semplice gita scolastica: è un dovere morale e civico, un pellegrinaggio laico verso le radici stesse del nostro pensiero.
Il viaggio è iniziato lunedì 13 aprile, con la traversata verso Igoumenitsa. Il secondo giorno ha proiettato i ragazzi in una dimensione quasi onirica: i monasteri delle Meteore. Qui, tra le vette di Kalambaka, la spiritualità bizantina si fonde con una natura che sfida la gravità, offrendo la prima vera lezione del viaggio: l’elevazione dell’ingegno umano sopra la roccia nuda.
Non c’è Grecia senza il sacro. Il terzo giorno ha visto le classi a Delfi, l’antico omphalos (ombelico) del mondo. Nemmeno la pioggia battente è riuscita a scalfire il fascino del sito archeologico e del suo Museo. Visitare Delfi sotto il temporale ha forse aggiunto quel tocco di epos necessario a comprendere la potenza dell’oracolo: un monito bagnato che ha accompagnato il gruppo fino al cuore pulsante della nazione, Atene.
Il quarto giorno è stato un trionfo di dinamismo. Presso lo Stadio Panathinaico, la storia si è fatta carne e competizione: studenti e professori si sono sfidati in gare di velocità sulla pista che vide rinascere le Olimpiadi nel 1896. Dallo sforzo fisico alla contemplazione estetica il passo è stato breve: l’ascesa all’Acropoli e la visita al Museo Archeologico Nazionale hanno permesso di toccare con mano quei capitelli e quelle statue studiati per anni sui libri di testo.
Il viaggio ha poi toccato la punta estrema dell’Attica. A Capo Sounio, al cospetto del Tempio di Poseidone, i ragazzi hanno guardato lo stesso mare che vide il mito di Egeo. Dopo un pomeriggio di meritato riposo tra i vicoli della Plaka, l’ultima tappa ha attraversato la storia più arcaica. Epidauro: Con la sua acustica perfetta, dove ogni sussurro diventa universale e Micene; Varcare la Porta dei Leoni ha significato entrare direttamente nel cuore del mito acheo, tra le mura ciclopiche che videro Agamennone partire per Troia.
Vedere poi gli studenti correre nello stadio di Maratona o ascoltare il silenzio di Micene significa confermare che la cultura classica non è “morta”, ma vive ogni volta che qualcuno decide di interrogarla.
Un ringraziamento speciale va ai docenti Rossana De Rose, Patrizia Volpe, Claudio Mandoliti e Marta Leonetti, non semplici accompagnatori, ma veri custodi di quell’entusiasmo intellettuale che trasforma un viaggio d’sistruzione in un’esperienza di vita indimenticabile.
B.Marchio Ufficio Stampa



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