Una mattinata che difficilmente gli studenti della IV e V A dell’indirizzo Europeo del Liceo Telesio dimenticheranno. Nella Sala degli Specchi della Provincia di Cosenza “Ragazzi per Sempre”, un’iniziativa in memoria di Mario Dodaro a 43 anni dalla sua scomparsa, promossa dalla Fondazione omonima e dall’associazione Libera. L’incontro non è stato una semplice celebrazione, ma un momento di profonda “educazione civica sul campo”, dove i banchi di scuola sono stati sostituiti dal contatto diretto con il dolore e la forza di chi ha detto “no” alla criminalità organizzata.
Al centro del dibattito, la figura di Mario Dodaro, ucciso il 18 dicembre 1982 per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Un uomo che aveva costruito un salumificio dal nulla, richiamando i fratelli dall’America per investire nella propria terra. “La sua storia- ha detto Giuseppe Borrello referente di Libera- è l’emblema di una Calabria che lavora e non si piega, una memoria scomoda e viva necessaria per scuotere le coscienze dei più giovani”.
Particolarmente toccanti sono state le testimonianze delle famiglie che ancora oggi, a distanza di anni, non hanno trovato giustizia (si stima che circa l’80% delle 1.101 vittime di mafia in Italia attenda ancora una verità giudiziaria).
Francesco Vangeli: La madre Elsa e il fratello Federico hanno ricordato il giovane ucciso barbaramente per un “amore sbagliato”. Francesco è stato punito per voler sposare una ragazza legata a contesti criminali; il suo corpo non è mai stato ritrovato.
Stefano Piperno: I genitori, Gregorio e Gina, hanno raccontato la fragilità di Stefano, un ragazzo che lottava contro il disturbo bipolare e che, dopo essersi avvicinato alla droga, era stato attirato in una trappola dai suoi aguzzini che non gli perdonarono il rifiuto di collaborare con loro e farsi da tramite verso i migranti di cui si occupava.
Sollecitati dalle domande degli studenti del Telesio, i giornalisti Riccardo Giacoia (TGR Calabria) e Massimo Razzi (L’Altravoce) hanno spiegato la complessità di raccontare la mafia oggi, tra querele e rischi personali, ribadendo che “un’altra Calabria è possibile” solo se si ha il coraggio di raccontare e cercare la verità. L’incontro, grazie alla presenza di Anna Maria Verre, mediatrice penale minorile, ha offerto anche uno spunto tecnico-giuridico grazie alla presenza di esperti che hanno illustrato il concetto di Giustizia Riparativa. Non solo punizione, ma un percorso che cerca di curare il dolore e ricostruire i legami spezzati dal reato attraverso il dialogo tra vittima e autore, mediato da figure professionali. La Verre ha sottolineato l’importanza della Costituzione come “via maestra” per la cultura della legalità, in quanto, ha detto, custodisce il diritto più importante di tutti: il diritto alla dignità, che non si può mai perdere. “I ragazzi devono capire che devono studiare non per i voti, ma per essere cittadini liberi in grado di decidere e scegliere” ha concluso la mediatrice, spiegando come attraverso la scuola si debba sensibilizzare ad una cultura della legalità.
Tra le voci della mattinata è emersa anche quella di Vincenzo, un giovane che dopo otto anni di carcere ha trovato in Libera la forza per cambiare rotta. La sua storia di riscatto dimostra che è possibile abbandonare la strada dei “soldi facili” per scegliere una vita dignitosa fondata sul lavoro e sulla legalità.
L’evento si è concluso con l’invito del sociologo Antonio D’Amore (Libera) a prestare attenzione alle relazioni tossiche e a nutrire la propria responsabilità individuale. Per gli studenti del Telesio, questa giornata rappresenta l’inizio di una riflessione che continuerà nelle aule: la consapevolezza che la lotta alla ‘ndrangheta comincia dalle scelte quotidiane di ognuno di noi.
B. Marchio Uff. Stampa
Sofia De Bartolo e Anna Perri VA EU- Redazione Telesio


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